IL SITO PREISTORICO DEL LAGO LUCONE DI POLPENAZZE DEL GARDA.

Arrivando a Polpenazze venendo dall’entroterra (da Calvagese o da Muscoline), appena dopo aver scollinato, a molti sarà capitato di notare non solo la meravigliosa vista del lago, che si apre maestosa in tutto il suo splendore, ma anche di un avvallamento sulla sinistra, ecco la sua localizzazione sulle mappe https://goo.gl/maps/CeQRvccWADL2 (luogo di interesse su google maps), con al centro un bosco cresciuto su di una zona umida, preceduto da una struttura coperta da un telo bianco, come un grande stand di una fiera, ecco quello è il sito preistorico del Lago Lucone.

Vista area intervento

Di proprietà del Comune di Polpenazze, è stato riconosciuto nel 2012 dall’Unesco come patrimonio di interesse mondiale, un luogo che attira per la sua unicità universitari e ricercatori di tutta Europa, in quanto uno dei siti dell’età del Bronzo meglio conservati: un villaggio di 2033 anni prima di Cristo, nel quale un’intera comunità, che si era articolata in ben cinque villaggi, ha abitato per oltre due secoli.  Diversi e vari sono stati i ritrovamenti, e tuttora gli scavi stanno proseguendo, ascie e pugnaletti di bronzo, punte di freccia, lame e utensili di lavoro, vasi in ceramica, fino alla scoperta, avvenuta nel 2012, che ha portato il sito agli onori delle cronache, delle parti del cranio di un bambino preistorico.

E’ molto suggestivo pensare che circa quattromila anni fa, i nostri antenati ricoperti di pelli e di pesanti mantelli di lana si aggirassero cacciando e pescando, abitando su delle strutture fatte solo di tronchi intrecciati, sopra una superficie umida o addirittura sopra l’acqua (palafitta) per difendersi da animali poco domestici (orsi, volpi, lupi o altri canidi poco fedeli) e magari, in epoche lontanissime, anche da qualche enorme elefante peloso o addirittura da grossi felini dai lunghi denti. Quanto potesse essere dura quella vita ci sgomenta, ma al tempo stesso di consola realizzare che ce l’hanno comunque fatta, in qualche modo, anche perchè altrimenti oggi non saremmo qua a meravigliarci.

QUEL BAMBINO ARRIVATO FINO A NOI DALLA PREISTORIA

 

Cosa ha causato la morte di un bimbo dell’apparente età di 3-4 anni? Il giallo dell’estate  2012 arriva dalla campagna di Polpenazze dove, fra i campi di granoturco, si scava alla Cranio di Gabryricerca delle tracce degli antichi gardesani. E la notizia bomba è che nei giorni scorsi il limo nerastro del laghetto di Lucone ha restituito i resti di un bambino della preistoria, vissuto cioè attorno al 1980 a. C., vecchio cioè di quasi quattromila anni. Gli archeologi hanno rinvenuto il cranio intero (anche se parzialmente frammentato) di un giovinetto: giaceva appoggiato sopra due pali e attorniato da pezzi di corteccia di ontano.

L’esperto, dall’esame della dentatura, ha stabilito che il piccolo aveva un’età compresa fra 3 e 4 anni. E, ovviamente, ci si chiede cosa ne abbia provocato la morte. Se, com’è probabile, la sua breve esistenza sia stata cioè stroncata da una malattia o possa essere attribuita ad altro considerando che è stata esclusa la possibilità di un decesso collegato all’incendio delle capanne in legno avvenuto attorno a quell’epoca. Domanda alla quale potranno rispondere nei prossimi mesi gli esami e le indagini di un esperto.
Continua a riservare sorprese la campagna di scavi nel sito palafitticolo dell’antico laghetto di Lucone.

È stato dichiarato nel 2012 bene dell’umanità dall’Unesco e qui, la situazione appare decisamente ottima rispetto a quella del sito gemello del Lavagnone di Desenzano. Il terreno acquistato dal Comune è molto ampio e la grande fossa dello scavo è ricoperta e protetta da un’ampia tensostruttura bianca che consente di lavorare al meglio (proteggendo nel contempo i resti) agli studenti (alcuni del liceo di Salò), ai laureati, ai laureandi e al volontari del Gruppo Grotte Gavardo che si alterneranno fino a inizio ottobre negli scavi. Il cantiere è diretto dall’archeologo Marco Baioni che è anche direttore e conservatore del museo archeologico della Valle Sabbia di Gavardo. Lo affiancano Carlo Pettini del Gruppo Grotte Gavardo, le dottoresse Claudia Mangani e Renata Perego, quest’ultima esperta del Cnr.

A Lucone di Polpenazze si iniziò a scavare negli Anni Sessanta e il sito palafitticolo divenne famoso dopo il rinvenimento nel ’65 della piroga della preistoria, immortalata dalla celebre copertina della Domenica del Corriere disegnata da Walter Molino. Poi gli scavi sono ripresi nel 1986 e dal 2006 si rinnovano ogni estate. Ed il sottosuolo continua a svelare i suoi preziosi segreti.
«Il ritrovamento del teschio, praticamente intero, del bambino è certamente il più importante di questi ultimi anni- sottolinea Baioni -. La palafitta del bronzo antico è stata datata al 2034 a. C. Fu distrutta da un incendio attorno al 1969 a. C. come mostrano le cime dei pali che sostenevano il pavimento in assi di legno delle capanne ancor oggi visibili. Ma non è l’unico. Abbiamo infatti recuperato una grande olla contenete spighe di frumento. E ancora 5 “frullini” ricavati da legno di abete per fare il formaggio e numerosi vasi interi, resti di ossa specie di cinghiale e maiale, oltre a conchiglie. Lo scavo è visitabile tutti i venerdì fino al 2 ottobre».

Le testimonianze archeologiche più ecclatanti sono state segnalate ai margini di alcuni grandi cumuli – le cui dinamiche di formazione sono ancora da meglio precisare – costituiti essenzialmente da resti di fuochi scaricati direttamente nella sotto stante acqua stagnante assieme ad abbandonati testimonianze dell’attività domestica giornaliera. In bronzo sono stati rinvenuti una ascia di modulo medio grande, alcuni pugnaletti di bronzo, uno dei quali conserva ancora – eccezionalmente – l’immanicatura di legno, lesine, borchette da ornamento, diversi elementi di collana infayence (vetro preistorico) , osso , marmo, canini di volpe, lupo e orso bruno, in selce diverse punte di freccia per la caccia, lame e utensili diversi per la rifinitura di oggetti. I contenitori in ceramica ammontano a qualche quintale, tra i quali alcuni interi o ricostruibili: fra questi un magnifico vaso doppio (a due bocche) con interessante decorazione incisa a zig-zag , un “unicum” nel contesto delle ricerche preistoriche europee e questo ne accresce l’intrinseca estrema importanza scientifica.

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